JIU JITSU A CENGIO · VAL BORMIDAUna scuola. Oltre cinquant’anni di storia.340 9515262
Le nostre voci · Testimonianze dalla Waza Do Cengio

Una palestra.
Una grande famiglia.

Un Maestro in visita, un ragazzo di quindici anni, un nuovo allievo, una mamma. Quattro sguardi sulla Waza Do, attraverso generazioni diverse.

Allievi della Waza Do in kimono, in una fotografia di gruppo dell’archivio della scuola
Persone, allenamenti, ricordi.
Fotografie dall’archivio Waza Do.
Una tecnica di proiezione davanti agli altri allievi, dall’archivio della scuola
1973

M° RaineriLo sguardo di un Maestro

La sorpresa di una sera a Cengio

I ragazzi di Cengio mi entusiasmano

Un invito del M° Rebagliati, una prima impressione da rivedere e il ghiaccio che, allenamento dopo allenamento, diventa amicizia.

Leggi il racconto integraleChiudi il racconto di M° Raineri

Testimonianza integrale · M° Raineri

"Rodolfo, questa sera facciamo un salto a Cengio: sta venendo su una palestrina proprio come si deve". E andammo a Cengio.

Dentro di me pensavo: "Un piccolo centro, limitato numero di abitanti, privo di consistenti istituti scolastici, con ragazzi che magari lavorano tutto il giorno... va bo’... ci troverò una palestra asfittica con quattro persone che odiano il cinema e la televisione".

Invece aveva proprio ragione il M° Rebagliati.

Una palestra con appena un mese di vita e di già quasi in crisi di super affollamento, locale riscaldato, sufficientemente ampio, spogliatoi, bar a portata di mano etc.: insomma una bella palestra.

Questo per quanto riguarda il locale, e i ragazzi...?

Ora siamo amici e li conosco quasi tutti personalmente, ma, quella sera, che gelo, figlioli...

Sono stato presentato subito dopo il saluto: la Cintura Nera ero io, ma vi assicuro che lì mi sentivo un allievo. Vi spiego il perché.

Massimo, l’Istruttore, serio come il Mosé, che mi guarda dall’alto in basso con malcelata diffidenza. Dò una gomitata al Maestro Rebagliati, con la bocca girata dalla sua parte per non farmi notare: "Ma quello lì, non ride mai?" E lui, con la bocca girata dalla mia parte per non farsi notare: "Sì che ride, qualche volta... quando è distratto!"

Quattro ragazze al bordo del tappeto, che bisbigliano fra di loro: "Di’: hai visto che soggetto quello lì con la barbetta? Vi pare che abbia l’aspetto di un secondo Dan?" (questo me lo hanno confessato in seguito).

Tutti gli altri, con aria un po’ incuriosita e un po’ tollerante che continuano a fissarmi: chissà che cosa si aspettavano di vedere...

Inizia l’allenamento.

Una ragazza sbaglia più volte una caduta, mi avvicino e le dico: "Signorina, se insiste così, prima o poi si farà male... deve fare in quest’altra maniera..." Lei, di rimando, secca come una tavoletta al collo: "Ha un bel dire Lei, se anch’io fossi Cintura Nera le cadute le farei senz’altro meglio!" Fine del mio intervento per quella sera: vado a sedermi su di una panca e medito, in atteggiamento Zen, sul mio tono di voce, forse un po’ brusco.

Ma adesso che li conosco meglio, devo dirlo, i ragazzi di Cengio mi entusiasmano; tanto é vero che la loro palestra é una di quelle che seguo di più.

Primi i due Istruttori, che, al di là del loro cognome, sono due atleti di "ferro"; veramente preparati, sia sul piano tecnico che il loro polso nel mantenere la disciplina sul tappeto.

Marra, il G-man, un duro sul tappeto e... sull’autostrada (se vi dovesse fermare parlategli bene del JIU-JITSU, chissà che...)

Patetta e Pastorino, i quali magari non ricordano molto bene i settori, ma che quando si tratta di lottare... Vannino: in agonistica si batte con la furia di un piccolo leone biondo (me l’ha detto Massimo, io non l’ho mai visto ma gli credo sulla parola): la signorina Cannetti che, con grazia tutta sua, tenta di fare un colpo d’anca ad Angelo Antoniol afferrandolo per le ginocchia. Della sorella di Angelo ne ho già parlato...

C’é una ragazzina, seduta con la testolina abbandonata contro la parete, e guarda con aria sognante gli istruttori che fanno accademia.

Forse starà sognando di diventare brava come loro...

Un altro amico mio mi si avvicina e mi fa: "Ma la caduta senza mani la devo proprio fare? Ho un ginocchio che mi fa un male...". A lui auguri di rapidissima guarigione.

Forza Maestro, insisti con l’agonistica, vai bene: se ce la metti tutta, una sera che trovi Massimo con l’influenza magari lo batti anche.

Concludendo, una palestra di ottimi atleti, tutti in gamba, tutti simpatici, compreso quelli che al momento non ho citato perché me ne sfugge il nome. Ne parlerò prossimamente su questo periodico, trattando anche dei sempre nuovi iscritti.

Soltanto una atleta, mi pare, che si sia ritirata dall’attività: Maria Grazia Antoniol, una ragazza con gli occhi azzurri che, letteralmente, "ha fatto colpo": ha dato una robusta capocciata sul tappeto.

Si dice che i viaggiatori in partenza per Savona dalla vicina stazione abbiano sentito il botto... esagerato?

Comunque mi ha promesso personalmente che, non appena le sarà passato il mal di testa, ritornerà in palestra e si preparerà per le gare di combattimento di fine anno.

Amici carissimi, spero con queste righe di non aver urtato la suscettibilità di alcuno di voi; se l’ho fatto non era mia intenzione e ve ne chiedo scusa. Farò ammenda in un prossimo scritto dopo una sera a Cengio, ce ne saranno molte altre e prometto di usare un tono meno canzonatorio. Questa volta ho voluto un po’ "rompere il ghiaccio" (solo il ghiaccio, non le scatole) Perdonato?

Vi stimo molto e spero di guadagnarmi altrettanta stima.

Con le mani sulle ginocchia ed il testone che tocca quasi terra, vi faccio uno dei miei saluti più riusciti.

M° Raineri
Kase Hito n. 17 · 1973

Kase Hito n. 17 · 1973
Dal periodico storico della scuola.

1974

Alessio PoggioQuindici anni e una cintura bianca

Un posto in cui crescere

Ha creato nella palestra un clima familiare che ha rafforzato le nostre capacità

Il prossimo traguardo è la cintura gialla. Nel frattempo, un ragazzo racconta la gioia di imparare, il rispetto delle regole e la gratitudine verso il proprio Istruttore.

Leggi il racconto integraleChiudi il racconto di Alessio Poggio

Testimonianza integrale · Alessio Poggio

All’ultimo piano del palazzo del Dopolavoro dell’A.C.N.A., in un salone, un tappeto e alcuni grandi disegni alle pareti rappresentanti atleti in combattimento sono testimoni di una palestra di lotta giapponese.

E’ questa la mia palestra e per tre sere alla settimana si anima di molti e cordiali atleti che la rendono quasi una cosa viva.

Vorrei usare dei vocaboli semplici per esprimervi quello che rappresenta per me e per i miei compagni il poter provare sul tappeto ed allenarmi, ma penso di essere più diligente come atleta che come studente e scrittore.

Ho 15 anni e sono cintura bianca, come tanti altri ragazzini più o meno della mia età e spero di giungere presto al prossimo traguardo qual’è per me la cintura gialla.

Il fatto che io mi sia impegnato a scrivere un articolino per il nuovo giornale interno, e qui devo precisare che mi piace molto in quanto è ben impostato e rappresentativo, lascia già credere con quanto entusiasmo io mi dedichi al Jiu-Jitsu, cioè a una disciplina che oltre ad essere formativa sul piano fisico, la trovo molto adeguata ad una formazione mentale e psichica, più completa, più integrante. Trovo che i colpi improvvisi e fulminei chiamano in causa tutte le riserve dell’individuo, creando e sollecitando una tempestività quasi fantastica.

E’ molto bello battersi con un altro ragazzo con il quale, nelle varie specialità, accademia, combattimento e altro, ci si può esprimere in tutto quello che si è imparato in lunghe e pazienti ore di insegnamento. Un colpo volante in accademia, uno sbilanciamento o una ancata al momento giusto in combattimento, trovano lo scopo di chi ce li ha insegnati, portandoci a conoscere a volte cose che non ci sognavamo neppure e che impariamo ad apprezzare ogni volta di più. Tutto questo su di un piano improntato alla più leale sportività che trova riscontro nelle giustissime regole che compongono la disciplina che io frequento orgogliosamente.

Siamo molto contenti del nostro Istruttore che, con molti sacrifici e molta pazienza, ha creato nella palestra un clima familiare che ha rafforzato le nostre capacità, ed è appunto per questo che noi cerchiamo sempre di ricambiarlo con tutto il nostro impegno.

Alessio Poggio
Kase Hito n. 20 · 1974

Kase Hito n. 20 · 1974
Dal periodico storico della scuola.

1975

Francesco BagnascoLa fiducia, un passo alla volta

L’emozione della prima cintura

Le mie gambe tremavano per l’emozione, non per la stanchezza

Il suo racconto comincia il 15 marzo 1974, su una ripida scala di ferro. Dall’impaccio dei primi allenamenti alla scoperta di una «grande famiglia di amici».

Leggi il racconto integraleChiudi il racconto di Francesco Bagnasco

Testimonianza integrale · Francesco Bagnasco

E’ il 15 marzo del 1974 e salgo per la prima volta una ripida scala di ferro che porta nella Palestra di JIU-JITSU di Cengio. Comincio ad osservare gli atleti che si alternano sul tappeto; ne rimango molto colpito e penso che non potrò mai diventare così agile e veloce come loro, ma l’idea è ormai entrata nel mio cervello tanto che, in fretta e furia faccio i documenti necessari e mi iscrivo.

Per le prime volte mi trovo stanco ed impacciato e mi lascio prendere dal timore di non riuscire. Ma il mio Istruttore Ottone Massimo se ne accorge e con la pazienza e l’abilità che lo distinguono mi fa ritrovare la fiducia in me stesso.

Dopo 3 mesi di duro allenamento sono pronto per passare cintura bianca: il primo passo verso questa bella e nuova esperienza della mia vita.

Lo ricordo sempre: era il 21 Giugno quando, dopo aver superato l’esame dei colpi, il M° Rebagliati mi disse la frase rituale: « Bagnasco, si sente in grado di sopportare l’« F.G. » per il passaggio di Cintura? » la mia risposta fu immediata, istintiva: un SI secco e deciso... e per tre interminabili minuti subii colpi su colpi dai miei compagni.

Alla fine, quando il Maestro mi consegnò la Cintura, le mie gambe tremavano per l’emozione, non per la stanchezza.

Pochi giorni dopo la mia prima gara, partito con l’idea di partecipare, solamente di partecipare (e questo è l’importante) mi trovo invece classificato al terzo posto assoluto. Non vi dico l’entusiasmo! E con serietà e diligenza continuo ad andare avanti fino a conseguire la Cintura Gialla.

Certo la Cintura è solo gialla, per adesso... Tante volte mi sono rammaricato di non aver conosciuto prima questa grande famiglia di amici (questa è la parola giusta: « grande famiglia ») dove tutti dobbiamo lavorare ed aiutarci a vicenda per tenere in piedi questo grande complesso che si espande giorno dopo giorno.

Ed è perciò che non riesco a concepire come certi ragazzi siano usciti da questo nostro insieme così affiatato con una semplice scusa non giustificata.

Per me queste persone sono senza carattere! O credevano forse di fare JIU-JITSU e di diventare in breve tempo come i protagonisti di films cinesi?

Troppo facile: allora la vita sarebbe veramente troppo facile e monotona.

Ma, come in tutte le cose, ci vuole volontà, passione e lunghi sacrifici.

Al lettore sembrerà che io sia un parroco in vena di predica ai suoi fedeli, ma credetemi il mio discorso non è retorica; ciò che ho scritto è una esperienza che ho vissuto e che continuo a vivere! Ed ancora tanto devo imparare, sia dalla vita che dai miei Maestri...

Francesco Bagnasco
Kase Hito n. 21 · 1975

Kase Hito n. 21 · 1975
Il racconto è pubblicato nel 1975 e ricorda l’ingresso in palestra nel 1974.

2012 → 2022

DeniseLo sguardo di una mamma

Un desiderio che cresce insieme a una figlia

Ci sono sogni che crescono insieme ai figli

Nel 2012 una mamma guarda una dimostrazione con una figlia ancora nel pancione. Dieci anni dopo, quel desiderio trova la strada del tatami.

Leggi il racconto integraleChiudi il racconto di Denise

Testimonianza integrale · Denise

Era il 2012. A Saliceto, con il pancione, assistevo a una dimostrazione della Waza Do Jiu Jitsu. Rimasi incantata: guardavo quei movimenti e, mentre mia figlia cresceva dentro di me, un pensiero si faceva spazio nel cuore: «Come sarebbe bello se un giorno anche lei praticasse questo sport».

Era un desiderio sussurrato, di quelli che affidiamo al futuro senza sapere quando, o se, troveranno la loro strada.

Dieci anni dopo, mia figlia è salita per la prima volta sul tatami della vostra palestra. E quel pensiero, nato mentre la portavo ancora in grembo, è diventato un passo vero.

Ci sono sogni che crescono insieme ai figli. Il mio ha aspettato dieci anni, poi ha messo i piedi sul tatami.

Denise
Una dimostrazione a Saliceto · il primo allenamento della figlia

Una dimostrazione a Saliceto · il primo allenamento della figlia
Saliceto, 2012 → il nostro tatami, 2022.

Le tre testimonianze storiche sono tratte da Kase Hito, numeri 17 (1973), 20 (1974) e 21 (1975). I racconti integrali conservano il linguaggio e la grafia dei testi trascritti. I titoli di presentazione sono redazionali. Continua nella galleria storica ↗

La prossima voce potrebbe essere la tua

Anche la tua storia
può cominciare qui.

Vieni a conoscere la scuola: hai tre lezioni di prova gratuite.

Scrivici